Lo shopping online ossessivo-compulsivo

Introduzione

Lindsay Lohan mentre era ricoverata in una clinica a Malibu ha sviluppato una sorta di sottomissione allo S. O., arrivando a spendere 5000 dollari al giorno, in vestiti per la maggior parte, attendendosi alle informazioni fornite dal Daily Mail. La tendenza ad acquistare compulsivamente online sta aumentando anche in Italia. Non riguarda solo i milionari, ma gente comune, la quale entra nel vortice dell’e-commerce e ne esce spesso com debiti da migliaia di dollari e i rapporti con la famiglia una volta solidi ora sono a pezzi.

Aspetto storico/sociologico

I primi dati concernenti lo shopping ossessivo salivano al 1915, ne parlava lo psichiatra tedesco Emil Kraplelin; mentre quelli odierni riguardano più l’acquisto in rete. 

Si fanno compere 24h/24, anonimamente, ovunque nel mondo, e si ricerca l’occasione imperdibile: questo favorirebbe l’instaurarsi del disturbo. Il tutto viene incoraggiato da inviti da parte dei vari siti tra i quali spedizione gratuite oltre una certa soglia, sconti se “si portano gli amici” e/o offerte fino alla mezzanotte. D.it ha intervistato Valentina Di Liberto, sociologa e presidente di Hikikomori, centro di studi e terapie che a Milano si occupa delle nuove dipendenze, tra le quali proprio lo shopping online compulsivo.

Quanto si dilaga il fenomeno? Negli ultimi anni è esploso. In uno studio condotto, nell’ottobre del 2007, da Harris Interactive, una società, il cinquantacinque percento delle donne fra i 45 e i 54 anni rischia di acquistare in modo compulsivo online. 

Come si chiama questo disturbo? Si tratta di una dipendenza del comportamento, essa rientra nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi, come possono essere il gioco d’azzardo patologico e la cleptomania.  Chi ne è disturbato sostiene di sentirsi assalito dall’ impulso, il quale non è placabile, di fare acquisti in rete. 

Quale può essere l’origine? L’origine è una presumibile forma di auto medicazione da uno stato depressivo di cui l’individuo non ha conoscenza. 

È una forma di auto medicazione di uno stato depressivo del quale la persona non si rende conto. Il senso di potere e sollievo dato dall’acquisto colmerebbe un vuoto di sentimenti e autostima che il soggetto sta vivendo in quel particolare periodo della sua vita.

Chi è colpito? Nell’ottanta percento dei casi una donna tra i 35 e i 40 anni, la cui classe sociale è media, il problema insorge purtroppo verso l’età adolescenziale.

Che valore viene dato agli oggetti comprati? Vengono attribuite virtù simboliche: l’abito che rende magre, il gioiello che permette di sentirsi uniche e attraenti. Ma dopo l’iniziale esaltazione si passa alla delusione. Da qui la ricerca di un nuovo oggetto “salvifico” in grado di ridare quell’attimo di euforia.

Aspetto psicologico/patologico

Storia di A., 45 anni, milanese, prigioniera dello shopping online D.it ha raccolto, tramite Valentina Di Liberto, presidente di Hikikomori, la storia di una donna caduta nella prigione dello shopping compulsivo.
“A. è una donna di 45 anni di Milano cresciuta in una famiglia molto unita. Fin da piccola è poco incline ad accettare le regole e tende a non essere sincera. Da adulta ha un disagio che deriva da umiliazioni e dispiaceri subiti in famiglia, in particolare dal marito. Per sfogarsi, sviluppa così un atteggiamento compulsivo. Passano due anni prima che il marito scopra che A. ha chiesto prestiti ad una finanziaria. Per evitare il tracollo, la convince a fare il primo colloquio psicologico in uno studio privato. Dopo un anno e mezzo di terapia senza risultati, A. decide di interrompere il percorso, ma passano solo poche settimane e rientra nel circolo vizioso degli acquisti online. Nel giro di un mese riesce a fare un danno economico di 50.000 euro seguendo i consigli per gli acquisti di un gruppo Facebook che segnala le offerte online. A. viene sorpresa da uno dei figli, che avvisa il padre. Le carte di credito vengono immediatamente bloccate e A. accetta di ricoverarsi in un centro specializzato nella terapia dello shopping compulsivo. Dopo tre anni di percorso psicoterapico, A. sta riacquistando fiducia e autostima, essenziali per ricostruire una vita familiare e affettiva autentica”.

Secondo Vicdan e Sun (2012), infatti, gli acquisti dei consumatori compulsivi aumentano con l’incremento delle promozioni online.   “È più difficile evitare Internet rispetto ai negozi. I siti di shopping online ci bombardano quotidianamente con consigli per gli acquisti e vendite flash” commenta Terrence Shulman, autore di “Bought out and $pent!” (2011) e direttore dello Shulman Center, una clinica per compratori compulsivi. Le conseguenze di una dipendenza da acquisti non sono solo finanziarie. “Come ricorda Psychology Today, le discussioni per soldi e spese – scrive Shulman – sono la prima causa delle conflittualità in una coppia e del divorzio”. Se le vetrine di solito si guardano tra amiche, gli outlet online si visitano spesso in solitaria. È questo che favorirebbe la compulsione (Lejoyeux e Weinstein, 2010), perché garantisce l’anonimato sociale a chi riempie il suo carrello virtuale. Chi compra online è più disinibito e questo incoraggia lo shopping eccessivo, stando a una ricerca pubblicata a febbraio del 2014 sul Journal of Behavioural Addictions.

10 Indizi che fanno capire se si fanno acquisti compulsivi online.
Sono stati combinati test per scoprire se si è consumatori compulsivi, proposto dal Medical Center dell’Università di Rochester, New York, con gli indizi che ha dato lo psicologo e psicoterapeutaS. Lagona, del centro Hikikomori di Milano. Il risultato converge in 10 situazioni nelle quali chi ha una dipendenza da shopping si può rispecchiare.
1) Pensare agli acquisti molto più di quanto si voglia.
2) Si preferisce comprare da soli per evitare imbarazzi o distrazioni.
3) La dedizione agli acquisti compare come qualcosa di nuovo rispetto alle abitudini precedenti.
4) Comprare più cose rispetto alle intenzioni iniziali.
5) Comprare cose che non ti servono o che non vuoi.
6) Nascondere ciò che compri per evitare conflittualità a casa.
7) Gli acquisti si ripetono più volte in una settimana.
8) Il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche.
9) Gli acquisti perdono la loro ragione d’essere: non importa cosa compri, ciò che conta è comprare.
10) Quando il bisogno di fare shopping non può essere soddisfatto, il mancato acquisto crea profonde crisi di ansia e frustrazione.

Quando serve un aiuto professionale. Spesso nemmeno con il buonsenso si ha la possibilità di uscire da una dipendenza la quale ha la meglio su di noi. È quindi opportuno indirizzarsi ad un professionista prima di distruggersi definitivamente. Lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Lagona, spiega come si possa lavorare con chi ha una dipendenza da shopping online.
Quanto tempo si impiega per guarire? I tempi della cura variano a seconda dei casi. Il percorso di cura varia dai sei mesi all’anno.  In generale il trattamento varia tra i sei mesi e un anno. Quale fascia d’età chiede solitamente più aiuto? La fascia d’età che solitamente richiede un aiuto ha tra i 40 e i 45 e sono in maggioranza donne, le quali hanno una bona posizione a livello lavorativo e un medio- alto grado di istruzione.
Quali terapie vengono usate? Risulta essere efficace la psicoterapia cognitivo-comportamentale, in quanto insegna al paziente una strategia di gestione dell’ansia e di controllo sul proprio comportamento. A seconda del caso, terapia sistemico relazionale, di gruppo o ad indirizzo analitico. E’ fondamentale anche l’aspetto affettivo del disturbo: dal momento che molti pazienti riferiscono di comprare quando avvertono sentimenti negativi, è più utile lavorare su questi vissuti emotivi, sulle loro cause.

Aspetto educativo

Fortunatamente esistono casi “bloccati” in tempo, l’esempio è della giornalista di Los Angeles S. Bradley-Colleary, la quale ha deciso di non acquistare più nulla cercando quindi di utilizzare i 71 abiti presenti nel suo guardaroba. La reporter ha fatto si che iniziasse un curioso esperimento: pubblica ogni giorno una foto che la ritrae in outfit differenti per tenere fede al proposito. La blogger ha invitato i lettori con simili problemi a replicare ciò che lei sta facendo e inviarle le fotografie. Questo è un metodo per prendere coscienza del problema.

Conclusioni

4 Regole per riprendere il controllo 

L’esperto Stefano Lagona suggerisce alcune semplici dritte da seguire per uscire dalla dipendenza.
1) Stabilire un budget, prevedendo una somma da spendere per lo shopping senza superarla.
2) Prima di fare un acquisto chiedersi se si ha davvero bisogno di quell’oggetto.
3) Tenere un promemoria degli acquisti e fare un bilancio: vedere se nell’ultima settimana sono state comprate cose inutili e chiedersi il perché.
4) Tenere un calendario settimanale del numero di connessioni ai siti di vendite online e cercare di tenere sotto controllo il tempo di esposizione dedicato allo shopping su Internet.