Ciao allora, ci vediamo su Facebook!

…Dopo aver strutturato il profilo è possibile “invitare amici” a far parte del proprio network, è inoltre possibile costituire dei “gruppi” in base alle proprie passioni e interessi, aggregando così altri utenti e stringendo contatti professionali e di amicizia.

A questo punto è interessante per la Psicologia Sociale, cogliere la trasformazione del concetto di “amicizia” e di “gruppo” operata da un Social Network.

Per esempio cosa significa “essere amici su Facebook”? Oppure che valore ha “avere un gruppo su Facebook” o anche “appartenere ad un gruppo su Facebook”? Nella dinamica di un gruppo appartenente alla “vita reale” (off-line) cosa significa quando gli adolescenti o i giovani, dopo un pomeriggio o una serata insieme, si salutano in questo modo: “Okay, ciao allora, ci vediamo su Facebook”.

Queste espressioni dello slang adolescenziale pongono provocazioni sul livello del “legame” che può esistere all’interno di un “gruppo virtuale”, ma anche sulle modalità di relazione di questo gruppo quando l’espressione “ci vediamo” non allude alla web-cam ma ad una modalità visiva mediata dall’interfaccia di una piattaforma e di una chat.

 

I legami on-line posso anche essere considerati “legami deboli”, ma potremmo anche considerare che le tecnologie che espandono il Social network di un singolo, risulteranno in un aumento di informazioni e opportunità disponibili. E queste andranno a confluire in quelli che potremmo chiamare i benefici di un grande ed eterogeneo network.

Il punto di svolta di questo processo di “interazione interpersonale” di massa che si sta strutturando non è solo la costruzione concreta di azioni e relazioni sociali più o meno consistenti e stabili nel tempo, ma risiede soprattutto su questo versante di potenzialità di contatto, di messa in relazione, di reperimento di informazioni.

Quello che si sta creando è – a livello di uno sguardo “ideale” e quindi anche “positivo” (“ricognizione della risorsa”) – un accesso generalizzato a quell’orizzonte di possibilità di “legami”, di “relazione”, di “acquisizione” e di “partecipazione” che attraverso queste tecnologie di comunicazione diventano appunto accessibili e concretamente gestibili, non da alcuni, ma da tutti.

La possibilità che questo fenomeno conduca a situazioni ingestibili e indiscriminate e forse anche diseducative nel periodo dello sviluppo (pensare per esempio al mondo casuale indistinto e selvaggio di una chat-roulette), non deve impedire di cogliere l’aspetto di ampliamento della risorsa in una prospettiva relazionale sociale.

Prendendo come referente tematico Facebook potremmo sinteticamente rilevare che appunto Facebook «permette ai suoi utenti di sentirsi e vedersi parte di una rete di relazioni che hanno un volto e una storia quotidiana alla quale si può partecipare con un click.

In questo senso «Facebook diventa parte di un più ampio lifestreaming[1], un flusso di vita vissuta che viene in un modo o nell’altro diffuso e quindi condiviso con i propri contatti mantenendo un certo grado di intimità, almeno apparente. Le applicazioni sociali che fanno parte del lifestreaming forniscono una cronaca dettagliata e puntuale delle esperienze quotidiane degli utenti»[2].

 

[1] Il lifestreaming è l’attività di raggruppare in un singolo posto tutte le informazioni che una persona mette in Rete in tempo reale sul suo flusso di vita.

[2] A. Spadaro, Op.cit., p. 117-118.