CYBER-OMERTA’: COME IL SILENZIO ALIMENTA L’ODIO

Introduzione

“”Fools” said I ”you do not know,

silence like a cancer grows,

hear my words that I might teach you

take my arms that I might reach you”

but my words, like silent raindrops fell…

and echoed the wellsl of silence.”

(“Stupidi” io dissi, “voi non sapete

che il silenzio cresce come un cancro

ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,

aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi”

Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,

e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio.

The Sound of Silence, Simon & Garfunkel, 1964)

 

Non è un segreto che il web venga utilizzato, anche dai più timidi, per dire tutto ciò che passa per la testa. Una forma di libero sfogo, dove molti pensano di acquisire il diritto di elargire consigli e opinioni. Ecco quindi che sotto a foto, post, articoli di giornale, di qualsiasi utente (di qualsiasi social network) si finisce per leggere commenti più o meno gentili, offese, battute (spesso poco gradite). I famosi “leoni da tastiera”. Persone di qualsiasi età, e sesso, che prendono il coraggio di imporsi sugli altri come se lo schermo potesse proteggerli dalle ripercussioni che quelle parole potrebbero avere sulla realtà.

È ormai risaputo che i social sono utilizzati per avere informazioni sulle persone. Ecco che, prima di contattarti per un colloquio, alcune aziende cercano il tuo profilo facebook per vedere cosa condividi, cosa scrivi. Pur sapendo questo, gli utenti non fanno altro che scrivere, scrivere e ancora scrivere cattiverie su una piattaforma, di fatto, pubblica. Non hanno pazienza, appena qualcuno ha delle idee diverse dalle loro, inizia un litigio che porta ad offese che sono in grado di dirsi solo lì, perché si sentono al sicuro. Poi per strada, al bar, a scuola (e via dicendo) si salutano come se niente fosse, come se non si rendessero conto che a scrivere quelle cose erano loro.

C’è, quindi, questo assurdo bisogno di parlare, dire, essere partecipi. Questo bisogno c’è, è presente eppure, spesso scompare. Perché quando le parole di troppo, vengono usate per ferire qualcuno, nessuno più parla. Nessuno ha il coraggio di dire che fare del male è sbagliato. Cala il silenzio, chi viene preso di mira si ritrova da solo, senza aiuto. Si crea uno stato di omertà intorno al cyber-bullo, si ride della vittima e si tace, lasciandola in pasto al suo carnefice che non fa altro che distruggere lentamente quella persona che si trova in una situazione di svantaggio.

Gli omertosi sono soliti difendersi affermando di non aver contribuito alla diffusione del materiale fonte di bullismo (che potrebbero essere fotografie, video, etc.) o non aver partecipato alla presa in giro della vittima (offese sui gruppi whatsapp, offese su instagram, ask.fm e facebook, etc).

Però, la verità, è che non fare non è la soluzione. Il silenzio contribuisce ad alimentare l’ego di chi compie questi atti e le sofferenze di chi subisce il bullismo.

Aspetto storico/sociologico

Su un articolo del 31 maggio 2017 si legge che a Trieste, il 40% dei ragazzi iscritti alle scuole medie ha visto atti di bullismo e oltre la metà non ha reagito o denunciato questi fatti per paura delle possibili ripercussioni o perché non li riguardava.

Questo avviene sia nei casi di bullismo fisico, sia di cyber-bullismo. Perché, che ci piaccia o no, la realtà cyber, fa parte di noi e delle nostre vite. Lo smartphone, il tablet, il pc, la smart-tv, non sono altro che un’appendice del nostro essere.

Si preferisce quindi stare in silenzio per salvarsi, per non essere presi di mira, per non venire esclusi, per non diventare la parte “non divertente” di un gruppo. Perché è così che si divertono, prendendo come bersaglio una persona, emarginandola e facendo di lei uno sfogo delle proprie frustrazioni.

È, quindi, l’arma più forte contro il bullismo a mancare. Perché se mancasse l’omertà, se le persone avessero il coraggio di denunciare questi atti, il bullismo non avrebbe modo e ragione di esistere e il bullo si troverebbe senza armi e forza.

L’articolo riporta anche altri dati significativi.

Il 79% degli studenti delle secondarie di primo grado ha un cellulare smartphone personale. In terza media si supera il 90%. Il 68% degli studenti (oltre due su tre) può tenerlo in camera durante la notte, il 32% dei ragazzi dice di ricevere mediamente più di 100 messaggi whatsapp in un pomeriggio, il 20% più di 200.

Pensiamo a questi dati, più di 200 messaggi whatsapp in un pomeriggio. Sono dati che spaventano, pensiamo a quanto facilmente può venire diffusa una presa in giro nei confronti di qualcuno. Nel periodo delle medie, tra l’altro, il bullismo è particolarmente presente soprattutto a causa dei cambiamenti che affrontano con l’inizio della adolescenza. Cambiamenti fisici ma anche psicologici, sbalzi ormonale, cambi della personalità. Tutto questo con il mano un’arma a doppio taglio, un telefonino, che può renderti vittima o carnefice nel giro di pochi minuti.

Il bullismo è sempre esistito, ma ora si è evoluto insieme alla nostra società. Ogni atto di forza compiuto sul web rimane.

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di persone che, stanche di essere derise, si sono uccise? Magari per la diffusione di materiali compromettenti che le riguardavano. Se qualcuno avesse avuto il coraggio di parlare, di denunciare questi fatti invece che stare in silenzio e in disparte, probabilmente le cose sarebbero potute andare in maniera diversa.

Aspetto psicologico/patologico

L’idea di essere da soli, di certo non è d’aiuto per le vittime. Il silenzio delle persone che le circondano, non è mai d’aiuto. Questo non fa altro che incrementare il senso di impotenza e molte finiscono per convincersi che si meritino quella vita. Quando il cyber-bullismo colpisce in giovane età, a risentirne è la salute psicologica della vittima. È pericolosamente presente nelle vite dei giovani l’utilizzo di atti autolesionistici, spesso usati come punizione per la loro inadeguatezza. L’idea di essere inadeguati si instaura nella loro mente proprio perché nessuno cerca di aiutarli, nessuno capisce le loro silenziose richieste d’aiuto.

Aspetto educativo

Quello che, a mio parere, sarebbe importante, è istruire i ragazzi su quanto il silenzio sia anch’esso una forma di cyber-bullismo.

Bisognerebbe riuscire a passare l’idea che l’omertà alimenta il dolore che prova la vittima. Fondamentale sarebbe anche riuscire a dar sostegno e protezione a chi subisce cyber-bullismo, perché quando queste persone si sentiranno veramente al sicuro, sarà più facile la denuncia e calerà l’omertà.

Conclusioni

L’omertà e il bullismo esistono da sempre, non è di certo il web ad averli creati, ma li ha alimentati facendoli evolvere e adattare a quello che è un nuovo mondo, un nuovo modo di vivere.

Per riuscire a moderare (ed eliminare) i danni, bisognerebbe far sì che anche i metodi per prevenire e combattere il cyber-bullismo e la cyber-omertà, si evolvessero.

Come si suol dire, “la speranza è l’ultima a morire”, e io spero vivamente, con tutta me stessa, che tutto questo finisca. Nel mio piccolo faccio il possibile per non alimentare queste forme di tortura, spero lo facciate anche voi.

Per un mondo migliore, verso una vita migliore.