Introduzione

Tra tutti i social media quello più vicino alla cara e vecchia letteratura e al giornalismo freelance è senza dubbio il blog. La parola nasce dalla contrazione di web log (diario di bordo della rete) e indica un “diario elettronico, allocato in un sito web e continuamente aggiornabile, corredato in genere degli eventuali commenti dei visitatori”[1].

[1] Per una definizione sintetica ma precisa di blog si può fare riferimento all’enciclopedia on line Treccani (www.treccani.it).

Aspetto storico/sociologico

La portata storica del blog è il principale motivo del suo successo ovvero la relativa facilità di pubblicare contenuti complessi all’interno di un proprio sito web. Per comprende almeno in parte il gigantesco impatto nella società di questo fenomeno possiamo semplicemente fare un paragone tra la difficoltà che si incontra a ricavarsi uno spazio come autori della carta stampata o della comunicazione di massa tradizionale (radio, televisione) e l’estrema facilità con cui è invece possibile aprire un blog: è accessibile a tutti, nulla vieta di diventare autori, di pubblicare i propri articoli, di raggiungere potenzialmente tutti gli interessati. Parliamo di un fenomeno divenuto oggi molto eterogeneo, complesso, sviluppato su innumerevoli piattaforme, che nasce negli anni ’90 e sopravvive in sempre nuove forme anche nel Web 2.0[1], dimostrandosi molto longevo. Difficile procedere per sommi capi, la storia del blog dovrebbe essere, idealmente, una “storia dei blog”, a partire dal primo esempio nel lontano 1994[2]. Ma è impossibile ad oggi dire quanti siano i blog, specie dopo il proliferare delle piattaforme che ne facilitano la messa in rete, come Tumblr, WordPress, Medium. Dal momento che nel gennaio 2011 la stima era di 152 milioni di blog[3], per farci un’idea di quanti ve ne siano oggi in rete dobbiamo ragionare nell’ottica delle centinaia di milioni di unità. Nato per rispondere ad un bisogno di valorizzare, mettere in circolo e condividere contenuti connessi ad uno specifico argomento, ben presto nel web fiorisce una tale varietà di generi da far perdere i contorni del fenomeno e far dubitare della natura comune di temi ed espressioni comunicative diversissimi: blog di cucina, di viaggi, di letteratura, di moda, autobiografici, di informazione e controinformazione, politica. Oggi sembra quasi limitante definirlo un social media, è piuttosto un nuovo modo di scrivere e pubblicare in una dimensione di condivisione immediata con il lettore. Non è l’autore che conta, ma è il blog che fa contare l’autore che può diventare una vera e propria star o guadagnare buone somme[4]. La storia più recente dimostra la gigantesca influenza esercitata dei blog, soprattutto se pensiamo a quelli di natura politica, vere e proprie agorà virtuali nella democrazia contemporanea[5]. L’impatto sociale, a questo punto, è più che evidente: il blog oggi è non soltanto lo spazio dove esprimersi come autore ma, soprattutto, dal quale esercitare il proprio potere come influencer[6].

[1]Boyd D. 2009, I social media sono qui per restare… e ora? (Traduzione italiana a cura di Giglietto F. del contributo della Boyd alla Microsoft Research Tech Fes, Redmond, 26 febbraio 2009 e reperibile su http://danah.org/papers/talks/MSRTechFest2009.html

[2] Treccani, voce ”Blog” (www.treccani.it).

[3] The blog, 17 maggio 2012: http://www.theblog.it/economia/numero-mondiale-blo/

[4] Un articolo tra i tanti è quello apparso il 5 settembre 2016 nel sito di Repubblica: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/09/05/lavorare-da-casa-online-come-guadagnare-senza-fregatureBologna06.html

[5] Tra i più influenti vi è, ad esempio, l’Huffington Post (huffingtonpost.it/) o, per il nostro Paese, al blog di Beppe Grillo (http://www.beppegrillo.it/) Riguardo al legame tra politica e rete vd. Biagi L. 2017, Politica, p. 44.

[6] Personaggio popolare in rete che ha capacità di influenzare l’opinione pubblica (www.treccani.it).

Aspetto psicologico/patologico

Chi non ha mai provato il sollievo di confidare tutto ciò che lo tormentava nel suo prezioso diario? L’adolescenziale (ma non solo) caro diario cartaceo, quello chiuso con il lucchetto e messo in un cassetto ben nascosto dai genitori, spicca il volo nel web. In psicoterapia uno degli strumenti più utilizzati è proprio quello del diario. Aprirsi attraverso la scrittura e verbalizzare le proprie emozioni ha un effetto benefico, spesso catartico[1]. Il meccanismo è probabilmente lo stesso che muove il genere letterario autobiografico, che possiamo dire accompagni da sempre l’umanità ma che raggiunge il suo floruit non a caso nell’età romantica[2] . Nel paesaggio virtuale il blog svolge la funzione del diario di un tempo: permette di non sentirsi soli. La sua natura aperta e orizzontale contiene, però, anche tutti i germi di un fenomeno potenzialmente malato. Prima di tutto il vecchio strapotere del critico letterario viene sostituito di fatto dall’indistinto mare magnum del “qualunquismo d’autore”. Grazie ai blog abbiamo molti più testi, ma è sempre un bene? Abbiamo anche molti più testi scadenti, certamente quello che non abbiamo è la garanzia rispetto all’attendibilità dei blogger, rispetto ai quali fatichiamo a costruirci un’opinione fondata. Cercare contatti diventa più importante del contenuto: qualsiasi messaggio può essere trasmesso, inclusi quelli mortiferi[3].

[1] Legrenzi P. (a cura di) 1980, Storia della Psicologia, p. 154.

[2] “L’autobiografia è sempre esistita […]. Si potrà dunque scrivere la sua storia dall’Antichità ai nostri giorni, tracciare la sua evoluzione, i suoi progressi, le sue svolte, fino alle sue realizzazioni moderne” (Georges Gusdorf, 1975): vd. in proposito le voci “Diaristica” e “Autobiografia” in Treccani (www.treccani.it).

[3] Un esempio è il gran numero di pagine che incitano all’anoressia nella piattaforma Tumblr.

Aspetto educativo

Che tutti possano diventare autori di un blog non significa che tutti possano diventare scrittori: quando si apre un nuovo blog si fa l’esperienza di diventare autori, quando si ottiene il riconoscimento grazie alle letture e al ritorno dagli altri si fa esperienza di cosa significhi diventare scrittori. Il blog può essere, perciò, luogo di crescita, sperimentazione, creazione e comunicazione. A livello pedagogico è importante comprendere il potenziale che esiste dietro un blog, che è il suo stesso punto di forza: è un confine dove incontrare virtualmente l’altro che ci legge. Il blog permette di avere un feedback immediato grazie ai commenti dei lettori che possono essere il punto di partenza per un confronto. Diventa spazio per relazionarsi con gli altri e per esercitare un potere di opinione anche da una condizione sfavorevole o di marginalità sociale[1]. In una parola, fare cultura.

[1] È questo l’esempio del blog www.paroeinsaor.wordpress.com, dove una redazione composta in buona parte da persone con disabilità intellettiva vuole uscire dai ristretti confini dei servizi tradizionali, rompendo la stretta logica assistenzialistica per cercare di raggiungere a proprio modo le persone del territorio circostante e i lettori italiani interessati a tematiche riguardanti il sociale.

Conclusioni

Il merito principale del blog è quello di essere la letteratura del web. I blog sono come piccoli, fluidi ecosistemi di parole, video, immagini, sono in continua evoluzione e non possono essere associabili né ad un libro né ad un semplice archivio di post. Ma allora cosa li rende davvero speciali rispetto agli altri social? La risposta è che dietro ad un blog c’è sempre un progetto ed è probabilmente questa la caratteristica che più ci chiama in gioco e rende così attraente questo mondo.