Introduzione

La relazione tra mezzi di comunicazione, intimità e sessualità è in effetti sempre più complessa e difficile da decifrare perché al suo interno si mescolano desideri privati e pubblici, tradizione e (post)modernità.
Si assiste oggi all’emergere di nuovi rapporti di coppia, in bilico tra reale e virtuale, disancorati dal corpo eppure ancora profondamente legati ad esso. Con l’avvento dei social media è andato sempre più diffondendosi il fenomeno del sexting, che consiste nel «mandare, ricevere o condividere immagini e/o video di nudo o parzialmente, attraverso telefoni cellulare» (A. Lenhart).

Aspetto storico/sociologico

La moda arriva dagli Stati Uniti, dove circa il 20% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni ha provato almeno una volta a inviare immagini o video a sfondo sessuale.
Sappiamo, però, che la tendenza si sta diffondendo anche in Italia. Da una recente indagine di Telefono Azzurro e Doxa Kids (2014), emerge infatti che il 35,9% dei ragazzi conosce qualcuno che ha fatto sexting.
In altre ricerche condotte da Telefono Azzurro e Eurispes nel 2012 sono state evidenziate le seguenti dichiarazioni:

  • il 41,9% non ci vede nulla di male;
  • il 16,1% si fida della persona a cui ha inviato la foto/il video che è il ragazzo/la ragazza;
  • 1 adolescente su 10 lo ha fatto per fare uno scherzo (11,1%).

Aspetto psicologico/patologico

È un fenomeno diffuso soprattutto tra gli adolescenti, che, data la disponibilità delle nuove tecnologie, vivono in maniera inedita la fase di scoperta della propria identità e, in particolare, della propria sessualità.
Il fatto di essere nella solitudine della propria camera, li fa sentire protetti rispetto all’esplorazione del proprio corpo. Il medium digitale, infatti, deve il suo successo alla mancanza di imbarazzo che potrebbe caratterizzare una situazione reale di intimità.
Tuttavia, la pratica del sexting non fa altro che alimentare una sessualizzazione precoce e una concezione del sesso non come parte integrante di una relazione, ma piuttosto come strumento di affermazione di sé attraverso la prestazione, l’essere “capaci”.
Può inoltre innescare fenomeni di cyber bullismo e situazioni di stress psicologico.

Aspetto educativo

È importante promuovere una profonda educazione alla sessualità, che non sia (ri)condotta esclusivamente al piano meccanico-funzionale, ma sconfini in quello simbolico. Al tempo stesso, è fondamentale trasmettere ai ragazzi un uso sano del web, consapevoli che, in pochi istanti, si possono commettere azioni da cui non si può più tornare indietro. Occorre risignificare il concetto di privacy, imparare a rispettare la propria e quella degli altri. E’ sicuramente una sfida non facile, dal momento che l’adolescenza è l’età del mettersi in mostra, del partecipare, dell’essere presenti il più possibile. Ma la privacy è un concetto chiave.

Conclusioni

In un età, l’adolescenza, segnata da un profonda riorganizzazione identitaria, i social network offrono ai ragazzi quella dimensione apparentemente sicura e protetta in cui potersi esporre senza temere il giudizio degli altri.
È in questo contesto che il sexting prende vita e sempre più forma, offrendo quel riconoscimento di cui gli adolescenti hanno bisogno. Diventa quindi fondamentale che la generazione adulta si assuma le proprie responsabilità educative, presentandosi come saldo punto di riferimento. In quanto adulti, è importante saper gestire situazioni critiche e, al tempo stesso, mettersi in ascolto dei ragazzi, offrendo loro la possibilità di costruire una bussola valoriale interiore, che sappia orientarli ad un agire riflessivo.