Introduzione

Il Meme è un elemento di una cultura o di un sistema di comportamento (gesti, modi di fare e di dire, atteggiamenti, abitudini) in grado di auto replicarsi e diffondersi all’interno di una determinata popolazione.

Nonostante il significato di questo termine sia così ampio, è comunemente inteso come fenomeno di internet, e quindi utilizzato per indicare immagini, ottenute modificando con delle scritte, generalmente in font Impact, la foto di qualcuno o qualcosa dando così una sorta di didascalia parodica alla foto originale, venendo poi modificata e diffusa in modo consapevole e volontario dagli utenti del web proprio perché diventi virale (capace di diffondersi online in tempi rapidissimi), che solitamente si estingue nel corso di un paio di settimane se non addirittura giorni.

La definizione più precisa della parola “Meme” è tratta dalla derivazione della parola greca mímēma, imitazione, e indica un’informazione riconoscibile dall’intelletto, appartenente alla cultura e replicabile.[1]

Nel Meme c’è una parte fissa chiamato template (l’immagine originale), e una parte variabile (la scritta) che viene continuamente rielaborata dagli utenti.

[1]http://www.ninjamarketing.it/2015/10/09/primo-meme-internet/

Aspetto storico/sociologico

Il concetto di Meme ha avuto una prima formulazione, nell’ambito di una visione biologico-evoluzionistica umana, nel testo di Richard Dawkins (1941) Il gene egoista del 1976 (simile al concetto già stato formulato da William S. Burroughs nel 1962).

In questo libro tratta principalmente un paragone tra genetica (studio dei meccanismi dell’eredità attraverso i quali avviene la trasmissione delle caratteristiche biologiche da una generazione a quella successiva) e la memetica (protoscienza che indaga i modelli evolutivi sul trasferimento di informazioni, di conoscenza e delle preferenze culturali posti sul concetto di Meme). Secondo questa teoria «i geni si propagano nel pool genico saltando di corpo in corpo tramite spermatozoi o cellule uovo, così i Meme si propagano nel pool memico saltando di cervello in cervello tramite un processo che, in senso lato si può chiamare imitazione.»[1]

I Meme e i Geni hanno quindi lo stesso valore nella dinamica dell’evoluzione.

Per quanto riguarda al  Meme inteso come fenomeno di Internet il primo contenuto virale, definito in seguito come Meme, come prima creazione ad aver fatto il giro del mondo, (sopratutto via email e vari forum dell’epoca) è  “Baby Cha Cha” datato 1996, un’infante di pixel che danza sulla base di “Hooked on a feeling” dei Blue Suede, vestito solo di un pannolino bianco, inserito in scenari sempre diversi.

[1] https://www.matematicamente.it/approfondimenti/problem-solving/geni-e-memi-richard-dawkins/

Aspetto psicologico/patologico

Il Meme può essere considerato come una «forma di comunicazione umoristica di un’intera generazione»[1] appartenente alla cybercultura.

Per questo, per capire questo linguaggio utilizzato sempre più attivamente soprattutto dai giovani, serve possedere una cultura condivisa (poiché spesso le immagini e le battute sono ispirate a personaggi abbastanza celebri da essere conosciuti a livello planetario, per far aumentare così le possibilità che diventi virale) e senso dello humor che può alimentare la capacità intellettiva di ciascuno e stimolarne la creatività.

Tuttavia l’umorismo dei Meme è delicato, poiché spesso è basato su un tipo di umorismo nero, cinico e per alcuni potrebbe risultare offensivo. Essendo inoltre «soggetto a meccanismi di ricorsività ironica (i layers): posso dire una cosa ironicamente, ma posso anche dire ironicamente di dire una cosa ironicamente, e così all’infinito.»[2] potrebbe venire utilizzato come “maschera” per manifestare i propri pensieri non politicamente corretti sotto forma di battuta.

[1] Alessandro LOLLI, La guerra dei Meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito, Grosseto, Effequ, 2017

[2] http://www.doppiozero.com/materiali/linsostenibile-ironia-dei-meme

Aspetto educativo

Come afferma Cesare Rivoltella «il social network svolge anche una funzione, per così dire, “educativa”: costringe, infatti, i ragazzi a considerare le loro relazioni, a valutare se e come le loro decisioni possono produrre effetti sugli altri.»[1] Proprio come i social in generale, anche i Meme possono avere delle sfumature di tipo educativo, poiché molto comuni in Social network come Facebook e Instagram. Da questo punto di vista i giovani fanno esperienza di riflessione. Per quanto riguarda i giovani che creano queste vignette vengono messi nella condizione di dover riflettere su come i loro contenuti umoristici verranno interpretati dai loro seguaci, poiché il loro obbiettivo è che vengano apprezzate e quindi farle diventare virali. Dall’altra parte i ragazzi che condividono e diffondono il contenuto di altri si mettono in condizione di riflettere su come la condivisione di questi contenuti può determinare la loro immagine nel web, e fuori.

Un altro aspetto positivo può essere rappresentato da come, alcune pagine presenti nei social utilizzano come base dei loro contenuti umoristici la conoscenza. Uno trai vi vari esempi che si possono trovare è dato dalla pagina il Superuovo (645.566 seguaci su Facebook e 420.1 mila su Instagram), in cui gli admin, ragazzi laureati o laureandi in filosofia, psicologia, giurisprudenza e giornalismo, creano le loro immagini sulle basi del loro ambito di studio, agli inizi seguiti principalmente da studenti universitari e man mano anche da ragazzi sempre più giovani che grazie anche a questi contenuti diventano più interessati allo studio di queste scienze.

Bisogna però considerare che non tutte le pagine utilizzano la conoscenza e l’informazione come base del loro “impero”, moltissime pagine infatti esistono con il puro scopo di denigrare soggetti o intere comunità, manifestare il loro pensiero politico e di conseguenza fare propaganda, utilizzando l’umorismo come copertura e attirando così specialmente i più giovani.

[1] Pier Cesare RIVOLTELLA, La screen generation: media, culture e compiti dell’educazione, Università Cattolica di Milano, [Cittadini in crescita, 2, 2010]

Conclusioni

Come tutto ciò che riguarda il web, anche i Meme, comportano sia degli aspetti positivi che degli aspetti negativi. È un fenomeno che può alimentare la creatività, così come può distruggerla, può unire un i membri di un gruppo così come può separarli, può alimentare l’appetito di informazione così come può spargere ignoranza.

L’importanza sta nel creare, usufruire e condividere riflettendo in maniera responsabile su cosa si vuole comunicare e sugli effetti che il contenuto può suscitare negli altri, ricordando quindi che il mondo virtuale non è un mondo a sé ma è parte del mondo reale e, per questo, entrambi sono strettamente dipendenti l’uno dall’altro.