Introduzione

Il revenge porn è da intendersi come l’atto di condividere e diffondere online immagini e/o video dal contenuto intimo e sessuale che ritraggono altre persone, che seppur consenzienti al momento della produzione di tale materiale, non hanno fornito alcun assenso per la pubblicazione sui social media. La vendetta sta nel fatto che qualcosa che doveva essere interno ed intimo alla coppia viene invece reso noto da uno dei due partner per ledere all’altro.

Aspetto storico/sociologico

L’evoluzione dei telefoni cellulari, soprattutto nella tecnologia relativa alle funzioni “macchina fotografica” e “videocamera” hanno dato libero sfogo alle fantasie sessuali di molti.
Una delle pratiche più diffuse è la richiesta al proprio partner di posare in atteggiamenti erotici, fotografare parti intime,  videoregistrare durante i rapporti, con la promessa che tutto verrà custodito segretamente e protetto da password.
La pratica è diffusissima anche fra i giovanissimi: si stima che il 13% dei ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni pratichino il sexting.
Molti dichiarano di aver acconsentito a farsi fotografare o videoriprendere a causa di:
-insistenza del partner;
-accuse da parte del partner (sei una bigotta, non ti pensavo così arretrata);
– il partner che non ottenendo quello che desidera fa l’offeso (ad esempio non parla e non telefona per giorni);
– promesse di segretezza;
– dare una prova di amore vero.

La maggior parte di queste immagini viaggiano attraverso WhatsApp o altri network, che consentono almeno inizialmente una prima selezione degli utenti a cui inviare il materiale e che non permettono la stessa diffusione della rete. Le immagini però possono uscire rapidamente dal gruppo selezionato e finire in mano a qualcuno che le carica nel web. A quel punto, fermarle è praticamente impossibile. Alcune foto o alcuni video possono addirittura essere caricati su Youtube o Youporn.

Scatti, autoscatti e riprese sono ancora più frequenti nella fascia giovani adulti e adulti, dove i contenuti diventano ancora più espliciti, ancora più hard. Anche nel caso degli adulti, le richieste arrivano maggiormente dai partner maschili (si stima il 90%). Anche in questi casi, dopo le insistenze e le rassicurazioni del “tengo tutto per me” o “lo guardiamo insieme, io e te”, le compagne si prestano a soddisfare la richiesta.


Nel caso dei teen, molti ragazzi, trasgredendo alla segretezza promessa, mostrano le prestazioni girate come un trofeo alla cerchia di amici. Per dare la prova di quello che fanno o di “quanto è figa la loro ragazza”, il materiale è mostrato solitamente al gruppo di amicizie. Nel peggiore dei casi inviano il file tramite il network, perdendone il controllo.
In altri casi, quelli dei ragazzi più cresciuti o gli adulti, il materiale pornografico può essere utilizzato per ricattare la ragazza o la donna: “se non fai quello che ti dico, mostro a tutti quello che sei veramente” è fra le frasi più utilizzate. Il ricatto può essere rivolto ad ottenere pagamenti economici, prestazioni sessuali o semplicemente come gioco per tenere in scacco psicologico la vittima.

Circa il 10% di ex-partner ha minacciato di postare online materiale sessualmente esplicito e il 60% di questi lo ha poi fatto realmente. Delle vittime, il 90% è donna. Ci sono poi tutti quei casi in cui le vittime non sono a conoscenza del materiale diffuso in rete oppure non denunciano l’accaduto per vergogna e imbarazzo.

 

Aspetto psicologico

Nel caso in cui la coppia entri in conflitto e/o si separi, e soprattutto nei casi di separazioni da parte della donna, il materiale viene messo in rete per vendetta.
Ecco il fenomeno del porn revenge, ossia l’azione di diffondere volontariamente (e senza il consenso degli interessati) foto o video dal contenuto hard, compromettente e/o scandaloso allo scopo di diffamare e gettare fango sull’immagine e sulla dignità dell’altro. Solitamente il materiale è diffuso con l’intenzione di avere il massimo danno nel minore tempo possibile, caricandolo su canali a visualizzazione massiva e senza controlli.

Spesso i video sono accompagnati da commenti che sottolineano come “sia questa la sua vera natura”, come “sia stata lei a voler girare il filmato”, come “non sono io lo stronzo, guardate come è lei veramente”.

Il “farla morire dalla vergogna” è lo scopo principale e solitamente colui che mette in rete il materiale segue con piacere e senso di trionfo l’assalto denigrante ed offensivo che segue alla pubblicazione. Quanto più il web ci va pesante, quanto più la sua vittoria è grande.
Il porn revenge non è agito solo da partner vendicativi, ma anche da amici o amiche, conoscenti che trovano in questa azione la realizzazione di una punizione contro la vittima (anche il cyber bullismo tocca questo fenomeno). Molti ragazzi utilizzano questa modalità per diffamare ed attaccare “quello che gli ha fregato la fidanzata”.
Uno dei più grossi problemi di questa diffusione è che spesso assieme all’immagine vengono prodotti anche dati personali della vittima, come il suo nome e cognome, il suo numero di telefono. L’esposizione al web è praticamente totale.
Il revenge porn è stato anche definito “cyber-stupro” per gli effetti psicologici devastanti che può avere nelle persone che subiscono questo tipo di violenza. Gli esiti sono paragonabili a quelli di una violenza sessuale in quanto invadono l’intimità di una persona, contro la sua volontà. C’è una violazione sia dal un punto di vista psicologico che un’esposizione pubblica, che comporta un’enorme invasione e svalutazione in quanto le immagini vengono viste da sconosciuti e sottoposte a qualsiasi tipo di giudizio e commento.

Le conseguenze psicologiche nelle persone vittime di questo tipo di cyberviolenza, sono nel 93% dei casi, forte stress emotivo che si riversa anche sul corpo e depressione. Circa la metà, ha riferito di aver subito molestie sessuali e stalking online dalle persone che sono entrate in possesso delle loro foto e video. L’82% delle vittime avrebbe lamentato danni significativi a livello sociale e/o occupazionale, il 51% avrebbe pensato al suicidio e il 42% ha dovuto far ricorso, invece, a supporto psicologico.

Aspetto educativo

Attualmente non esiste una legge che tuteli le persone che subiscono Revenge Porn, ma molte donne hanno creato delle petizioni online al fine di dare supporto alle altre vittime e creare un decreto legge adeguato.

Ciò su cui è importante lavorare è la prevenzione del problema: educare i giovani a non diffondere proprie immagini a sfondo sessuale a persone poco fidate e insegnare loro ad amare di più il proprio corpo e la propria intimità, in modo tale da non svalutarla online.

Cosa ancora più importante è educare a non volersi vendicare di chi ci ha ferito umiliando e/o pubblicando contenuti altamente privati.